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Napoli, Metro dell'Arte

 

Il Metrò dell'Arte

Unica città al mondo, Napoli ha un museo all'aperto distribuito nelle stazioni della metropolitana. Il risultato è il cosidetto Metro dell'Arte, progetto sostenuto dal Comune di Napoli per rendere più accoglienti e piacevoli i luoghi della mobilità pubblica, rendendo accessibile a tutti la bellezza di alcune tra le più belle opere dell'arte contemporanea.

Gli spazi interni ed esterni delle stazioni hanno ospitato più di 180 opere di cui 90 appartenenti ai più importanti artisti contemporanei. La svolta di questo progetto sta nella realizzazione di uno degli esempi più particolari di museo non raccolto in sé, ma distribuito su tutta l'area urbana. Un museo che non si chiude nei suoi spazi elitari ma a cui tutti possono accedere indistintamente.

 

Le opere d'arte della linea 1-Stazione Dante

L'interno della stazione è rivestito da grandi pannelli in vetro bianco con borchie in acciaio e accoglie i capolavori di alcuni protagonisti dell'arte contemporanea italiana. Nella atrio della stazione vi sono due tele di Carlo Alfano, Luce-Grigio e Frammenti di un autoritratto anonimo. Al di sopra delle scale che portano al piano inferiore vi è Queste cose visibili di Joseph Kosuth, un'opera composta da un passo del Convivio di Dante, in cui le parole sono perfettamente rese con tubolari di neon bianco. La parete del piano inferiore è interamente impegnata da Senza titolo di Jannis Kounellis: una spaziosa pannellatura di acciaio sulla quale vi sono delle travi simili a binari che reggono e bloccano diverse paia di scarpe maschili e femminili, un soprabito, un cappello e locomotive di trenini giocattolo. Proseguendo la discesa verso le banchine, al di sopra delle scale mobili, ci sono due varianti di Intermediterraneo di Michelangelo Pistoletto, un'opera fatta a specchio in cui è delineato il profilo del bacino mediterraneo. Infine vi il lungo mosaico di l'Universo senza bombe, regno dei fiori, 7 angeli rossi, di Nicola De Maria, che è un tripudio di colori, piccole forme geometriche e sette vivacissimi ovoidi, grossi e marcati.

 

Stazione Museo

Questa stazione fu edificata secondo il progetto di Gae Aulenti. L'aspetto e il colore di questa stazione, con il suo intonaco rosso e la pietra vesuviana che collega i diversi livelli delle strade, richiamano nei materiali e nelle sfumature la struttura del vicino Museo Archeologico Nazionale. L'atrio della stazione accoglie un calco in vetroresina dell'Ercole Farnese, conseguito dall'Accademia di Belle Arti di Napoli, mentre nella sala di ingresso secondaria vi è posto un calco in bronzo della imponente Testa di cavallo detta Carafa. Muovendosi lungo i corridoi in direzione del Museo, è possibile ammirare le fotografie in bianco e nero di Mimmo Jodice.

Nell'ingresso superiore è posta la riproduzione in bronzo del Laocoonte e alle sue spalle, le fotografie di Jodice, che ne esaltano alcuni particolari. Il corridoio che conduce al Museo accoglie "Stazione Neapolis" che è l'esibizione dei resti archeologici ritrovati durante i lavori di scavo per la costruzione della Linea 1.

 

Stazione Materdei

L'apertura della stazione metropolitana di Materdei, progettata dall'Atelier Mendini, ha valorizzato e riqualificato non solo piazza Scipione Ammirato, trasformata in isola pedonale e abbellita con spazi verdi, opere d'arte e nuovi arredi urbani, ma l'intero quartiere. L'ingresso della stazione è molto suggestivo: completamente rivestito di mosaici e dominato da una grande stella verde e gialla. La guglia in acciaio e vetro colorato che spicca sulla struttura, caratterizza la piazza e regala luminosità all'atrio della stazione, dove si alternano i toni del verde e dell'azzurro. Sulla rampa di scale che conduce ai piani inferiori vi è un mosaico con rilievi in ceramica: un ampio spazio marino in cui si disperdono personaggi fantastici, un Pulcinella con il volto dell'artista dell'opera e scugnizzi napoletani.

 

Stazione Salvator Rosa

Anche questa stazione è frutto di un progetto dell'Atelier Mendini. In questa struttura, la collaborazione di architetti e artisti, ha dato luogo ad una bellissima armonia tra le opere d'arte, presenti all'interno della stazione e nel vasto giardino terrazzato, e gli spazi architettonici. L'intento di Mendini era quello di offrire al cittadino uno spazio funzionale ed esteticamente bello che facesse da palcoscenico alla sua vita di tutti i giorni. La zona in cui si impone maestosa questa stazione è stata completamente rivalorizzata: sono stati fatti risplendere i resti di un ponte romano, i palazzi circostanti, trasformati in opere d'arte grazie ad artisti importanti come Ernesto Tatafiore, e ha acquisito maggior pregio una graziosa cappella neoclassica posta nelle vicinanze. Il parco ha diversi livelli collegati da una lunga scala mobile esterna che porta al piazzale dei giochi. Qui si trova anche la sorprendente "mano" di Mimmo Paladino. L'edificio della stazione è molto particolare: la guglia in acciaio sembra riprendere dei motivi fiabeschi e i tunnel delle scale mobili sembrano proiettare in un'altra dimensione e confondono gli occhi per le curiose prospettive a cui danno luogo. La stazione possiede anche una seconda uscita a valle di via Salvator Rosa dove vi è la scultura del Pulcinella di Lello Esposito che con la sua solita insolente curiosità guarda dall'alto la vita della città che scorre. Alle sue spalle vi è il palazzo dove visse l'autore della famosa canzone "O'sole mio", abbellito da una serie di insegne colorate e da una coinvolgente pioggia di raggi dorati, sempre ad opera di Mimmo Paladino.

 

Stazione Quattro Giornate

La realizzazione di questa stazione ha completamente modificato l'aspetto di piazza Quattro Giornate che è diventata un punto di ritrovo per i giovani e che riprende i motivi della metro con molte delle opere d'arte presenti nel suo spazio, che sembra vogliano confondersi tra la folla che ogni giorno anima questa zona. La stazione, il cui nome è dedicato ai giorni dell'insurrezione che liberò Napoli dal dominio nazista, è stata costruita ben 44 metri sotto terra e nell'atrio ospita i rilievi in bronzo e i dipinti di Nino Longobardi che si riferiscono alla Resistenza napoletana. Lungo le scale mobili che conducono alle banchine si trovano diverse opere d'arte: le scene di caccia e i "guerrieri" e la scultura in lamiera di alluminio accartocciata. Il percorso di risalita verso l'uscita accoglie tre grandi teche fissate al muro con travi in ferro, un'enorme immagine fotografica di Betty Bee intrappolata in un box, un dipinto di Maurizio Cannavacciuolo che si chiama Amore contro natura ed infine le Combattenti, opera dedicata alla resistenza durante le Quattro Giornate di Napoli.

 

Stazione Vanvitelli

Diversamente dalle altre, questa stazione è stata aperta nel 1993 ma è stata rimodernata solo tra il 2004 e il 2005, ospitando i capolavori di ben otto maestri dell'arte contemporanea. Gli interni sono resi molto luminosi da un attento e curato uso dei colori, dal blu al giallo, dal lilla alle diverse sfumature del grigio. Nello spettacolare atrio c'è la divertente installazione di Giulio Paolini, dove vi è un grande masso che sembra frantumare il recinto trasparente nel quale è intrappolato. I due corridoi posti lateralmente accolgono da una parte la lunga striscia di Paolini che è una sintesi di immagini appartenenti ad epoche e stili diversi, dall'altra le fotografie delle architetture della città. Sul soffitto blu del piano inferiore spicca la magnifica spirale in neon azzurro che rapisce l'attenzione. Sulle pareti laterali sono poste le due grandi stelle in acciaio che grazie al gioco dei pieni e dei vuoti riconfigurano lo spazio della stazione.

 

Le opere d'arte della Linea 6

Stazione Mergellina Questa stazione oltre ad avere le pareti laterali ricoperte da due mosaici giganteschi, è famosa per il particolare ascensore obliquo che corre parallelamente alle scale mobili. Stazione Lala Cinque opere di importanti fotografi contemporanei, ospitate all'interno di questa stazione, variano i loro soggetti, dalla rappresentazione della dinamicità di un giovane corpo maschile nell'atto della danza, all'esaltazione dei nudi femminili fino alla raffigurazione dei paesaggi in bianco e nero delle periferie industriali.

 

Stazione Augusto

Questa stazione si propone come una sorta di teatro della memoria con i suoi light box dedicati alla vita di Galileo e le cupe atmosfere delle periferie urbane ritratte nelle installazioni ambientali di Botto&Bruno. Verso l'ingresso per la direzione Mergellina è possibile imbattersi in diversi mosaici, fra cui uno che raffigura una pantera che fa la guardia al Vesuvio e un altro che rappresenta un vortice rosso.

 

Stazione Mostra

Gli utenti della metro saranno subito accolti all'interno della stazione da suggestive fotografie in bianco e nero che esaltano l'architettura della Mostra d'Oltremare. Lo spazioso atrio ospita tre grandi mosaici. Lungo tre scalinate che mettono in relazione l'atrio con il piano banchina, evidenziamo il Monumento a G. P., in cui il napoletano Gianni Pisani sviluppa il tema del "suicidio d'artista".

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