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Firenze, Museo degli Uffizi, sale 17-24

 

Perugino, Signorelli, Giorgione e Mantegna

 

Sala 17 Stanzino delle matematiche

Dalla Tribuna si accede alla saletta 17 degli Uffizi, che in origine era lo "Stanzino delle Matematiche", creato per Ferdinando I de' Medici con lo scopo di accogliere strumenti scientifici. Il suo soffitto fu infatti decorato con un'"allegoria della Matematica" ed episodi celebrativi della cultura scientifica antica.

Oggi invece, espone una collezione di piccoli bronzi moderni e alcune sculture antiche, fra cui spiccano due romane appartenenti alla collezione archeologica: "l'Ermafrodito" e il gruppo di "Amore e Psiche", entrambe copie di originali greci.

 

La Tribuna

La Tribuna, ispirata alla Torre dei Venti di Atene, è una saletta ottagonale che rappresenta la parte più antica della galleria, l'unica in cui ancora oggi è possibile comprendere lo spirito originario degli Uffizi: un luogo dove poter confrontare le sculture antiche e le pitture moderne. Fu commissionata nel 1534 dal granduca Francesco I de' Medici a Bernardo Buontalenti, per sistemarvi i tesori delle collezioni medicee. La struttura, i decori e gli oggetti contenuti nella tribuna alludevano ai quattro elementi dell'universo: l'aria rappresentata dalla "rosa dei venti" e posta nella lanterna, il fuoco raffigurato dal "rosso delle tappezzerie di velluto", l'acqua dalle "conchiglie di madreperla" su volta e pareti e la terra dal "mosaico di marmo" del pavimento. Al centro della sala si trova il maestoso tavolo in pietre dure disegnato da Jacopo Ligozzi nel 1649, attorno al quale sono collocate alcune sculture antiche dei Medici, molte di esse copie di originali, come il "Fauno Danzante", i "Lottatori", "l'Arrotino", "lo Scita", "l'Apollino" e la celebre "Venere Medici", un originale del I secolo a.C. acquistata a Roma nel Cinquecento. Invece, i dipinti alle pareti risalgono al filone della pittura di corte promossa da Cosimo I e da sua moglie Eleonora da Toledo. A quest'ultima appartiene infatti, il "Ritratto della Duchessa Eleonora col figlio Giovanni" di Agnolo Bronzino. Le altre opere presenti sono di Jacopo Pontormo con il "Ritratto di Cosimo il Vecchio", di Andrea del Sarto con la "Fanciulla con petrarchino" e di Rosso Fiorentino con il "Putto musicante". Una delle collezioni più amate dai Medici e conservata nello stipo in pietre dure all'interno della Tribuna, era quella delle pietre preziose e cammei antichi lavorati e personalizzati, oggi esposte al Museo degli Argenti, al Museo archeologico nazionale fiorentino e al Museo di Mineralogia e Litologia.

 

Sala 19 del Perugino e di Signorelli

Questa sala anticamente faceva parte dell'Armeria, una sezione della Galleria voluta da Ferdinando I per esporvi le armature di proprietà della famiglia. La volta originale, distrutta, venne ridipinta da Agnolo Gori nel 1665 con allegorie di Firenze e della Toscana, trionfi, battaglie e stemmi medicei. Ma nella saletta 19 sono soprattutto raccolte opere di artisti provenienti da scuole diverse dell'Italia settentrionale e centrale, attivi tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, come Luca Signorelli e Pietro Perugino a cui essa è dedicata. Di Signorelli, pittore di Cortona celebre per l'uso del colore e per il senso di movimento delle sue opere, si segnalano la "Sacra famiglia", la "Madonna con bambino" e due tondi con "l'Allegoria della Fecondità e dell'Abbondanza". Mentre del Perugino, uno dei primi maestri della scuola umbra e di Raffaello Sanzio, sono esposti specialmente i suoi ritratti, come la serie dei "Monaci di profilo", il "Ritratto di Francesco delle Opere" e il "Ritratto di giovane". Accanto a questi preziosi dipinti sono posti anche quelli di Lorenzo Credi, con la sua "Annunciazione", e di Piero di Cosimo con "Perseo che libera Andromeda", dal tocco fantasioso e un po' magico.

 

Sala 20 di Dürer

Questa sala del Museo espone le opere della scuola tedesca del Rinascimento, che testimoniano come l'arte fiorentina tra il 400 e il 500, si lasciò influenzare anche da scuole più lontane. Sono infatti presenti quelle di Albrecht Dürer, da cui la sala prende il nome, tipicamente nordiche e realistiche, come il "Ritratto del padre", o quelle in cui sono presenti prospettiva e colorazione simbolica, come "l'Adorazione dei Magi" e i "Santi Filippo e Giacomo". L'esposizione viene completata dalle opere di Lukas Cranach con le due grandi tavole raffiguranti "Adamo ed Eva".

 

Sala 21 del Giambellino e di Giorgione

Anche la sala 21 fu allora destinata da Ferdinando I de' Medici ad accogliere l'Armeria, e presenta affreschi di battaglie e grottesche nella volta, opera di Ludovico Buti. Ma essa è dedicata soprattutto alle opere degli esponenti del Rinascimento veneto tra 400 e 500, da Giovanni Bellini con il suo "Compianto sul Cristo morto" emblema dei sentimenti, fino a Giorgione qui presente con tre opere molto complesse: il "Giudizio di Salomone" di cui egli dipinse certamente i due paesaggi sullo sfondo, la "Prova del fuoco di Mosè" e il celebre ma discusso "Ritratto di guerriero con scudiero" detto "Il Gattamelata", che ricrea l'opera perduta dell'antico pittore Apelle. Altri pittori rappresentati nella sala sono Bartolomeo Vivarini, con "San Ludovico di Tolosa", Cima da Conegliano, Vittore Carpaccio e gli emiliani Cosmè Tura e Lorenzo Costa.

 

Sala 22 dei Fiamminghi e Tedeschi del Rinascimento

La sala 22, con il soffitto decorato con scene di battaglie da Ludovico Buti, raccoglie dipinti di piccolo formato, esempi della pittura nordica e fiamminga. Al suo interno risaltano le opere dei tedeschi Albrecht Altdorfer con le "Storie di San Floriano" e Hans Holbein il Giovane con il "Ritratto di Sir Richard Southwell" e "Autoritratto" e anche quelle del fiammingo Hans Memling, in cui si nota l'influenza dei pittori italiani nelle sue "tavole della Mater Dolosa o della Madonna in trono". Quest'ultimo è autore anche del "Ritratto di Benedetto Portinari" e del "San Benedetto", parti di un polittico smembrato, opera di Memling, che testimoniano la sua innovazione verso il soggetto collocato all'aperto. Inoltre nella sala si trovano anche le opere di Antonello da Messina, il pittore italiano più "fiammingo" che per primo applicò la pittura a olio in Italia.

 

Sala 23 di Mantegna e di Correggio

Anche il soffitto di questa sala fu affrescato da Ludovico Buti, con immagini di officine per la produzione di armi, polvere da sparo e modelli di fortezze. Ma essa è principalmente dedicata ad Andrea Mantegna, pittore di corte a Mantova sotto i Gonzaga e padre dell'arte rinascimentale lombarda tra 400 e 500. Qui infatti, sono esposte le opere più famose che mostrano il suo percorso artistico, come la piccola "Madonna delle cave" d'ispirazione fiamminga, il "Ritratto di Carlo di Cosimo de' Medici" e le tre tavole eseguite per i Gonzaga di Mantova e raffiguranti "l'Ascensione, l'Adorazione dei Magi e la Circoncisione", successivamente riunite in un trittico. Ma la saletta è dedicata anche alla pittura del Correggio, uno dei più importanti rappresentanti della scuola emiliana del primo Cinquecento, qui presente con tre dipinti appartenenti a tre diverse fasi: della giovinezza sono la "Madonna col Bambino tra angeli musicanti" e il "Riposo durante la fuga in Egitto" sulla scia di Leonardo e di Giorgine. Invece, la "Vergine in adorazione del Bambino" è ispirata a ideali classici e la "Madonna in adorazione" e il "Riposo dalla fuga in Egitto con San Francesco" colpiscono per la loro originalità compositiva. Infine, qui sono esposte anche le tele di Boltraffio con "il Narciso", Bernardo Luini con "Erodiade" e il Sodoma con "Cristo tra gli sgherri".

 

Sala 24 - Gabinetto delle miniature

La sala 24 della Galleria, dalla forma ovale e dai ricchi decori settecenteschi, è così chiamata perché ospita una collezione di circa 400 miniature dei Medici, opere preziose quanto delicate. Fu voluta da Ferdinando I per ospitare la glittica portata in dote dalla moglie Cristina di Lorena, e anticamente ha accolto diverse collezioni di bronzetti, gioielli, gemme, ora in gran parte conservati nel Museo degli Argenti.

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