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Firenze, Museo degli Uffizi, sale 25-32Da Michelangelo a Tintoretto
Corridoio sull'ArnoSi tratta di un ambiente dal panorama incantevole, affacciato direttamente sul Ponte Vecchio, sull'Arno e sulle colline di Firenze che, grazie alla sua esposizione luminosa, ospita le opere migliori della statuaria antica. Infatti, qui sono conservati l'enorme "Testa di gigante morente", il celebre "Spinario", ovvero il fanciullo seduto che si cava una spina da un piede, la cosiddetta "Fanciulla seduta pronta alla danza" e un'"ara con il Sacrificio di Ifigenia". Ma uno dei capolavori più spettacolari è senza dubbio il "Vaso Medici", un cratere in marmo dell'arte greca, già presente a Villa Medici, molto pregiato per via delle sue dimensioni, della qualità delle pitture e delle decorazioni a rilievo ottimamente conservate.
Corridoio ovestNel corridoio ovest della Galleria degli Uffizi, continua la serie di statue classiche di età romana, fra cui spiccano le due a tutto tondo di Marsia, quella della cosiddetta "Venere celeste", o il realistico "Busto di Fanciullo". A differenza del corridoio est, la decorazione del soffitto di questo ambiente è di epoca barocca.
Sala 25 di Michelangelo e dei fiorentiniLa sala 25 è la prima del corridoio ovest del Museo ed è dedicata al Cinquecento fiorentino. Tra le opere che colpiscono maggiormente c'è il famosissimo "Tondo Doni" dipinto su incarico di Agnolo Doni dal giovane Michelangelo Buonarroti, con un insieme variopinto di colori e imponenti figure. Ma anche una sua innovativa "Sacra famiglia" dipinta su tavola e conservata ancora nella cornice originale, archetipo di tutto il manierismo, poiché ritraeva il bambino in braccio a San Giuseppe piuttosto che alla Madonna. Sono presenti anche altri dipinti, come "Salomè" del pittore spagnolo Alonso Berruguete, "l'Apparizione della Vergine a San Bernardo" di Fra Bartolomeo e la "Visitazione" di Mariotto Albertinelli, questi ultimi densi di religiosità e tradizione. Tra la sala 24 e la sala 35 si trova l'accesso per il Corridoio Vasariano.
Sala 26 di Raffaello e di Andrea del SartoQui si possono ammirare le opere di Raffaello Sanzio a cui la sala è dedicata, sia quelle del periodo giovane dell'artista che quelle più mature. Al primo momento appartengono i "Ritratti dei duchi di Urbino Elisabetta Gonzaga e Guidobaldo da Montefeltro", quello di "Francesco Maria Della Rovere" e la famosa "Madonna del cardellino" del 1505, ispirata ai contemporanei Perugino e Leonardo da Vinci, in cui i soggetti appaiono estremamente dolci e armonici. Al successivo periodo, invece, quello cosiddetto romano quando Raffaello divenne pittore principale della corte vaticana, fanno parte il "Ritratto di Leone X" con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi, opere maggiormente monumentali e attente ai dettagli. Ma nella sala sono presenti anche i capolavori di Andrea del Sarto, che risentono dell'influenza dei grandi Leonardo, Michelangelo e Raffaello, come la splendida "Madonna delle Arpie", ricca di dinamismo e colore, la "Pala Vallombrosana" e il "San Jacopo" in cui invece, le figure appaiono solenni e monumentali, quasi a voler prendere forma come delle sculture.
Sala 27 del Pontormo e del Rosso FiorentinoLa sala 27 raccoglie le opere di due grandi esponenti del primo manierismo fiorentino, Jacopo Pontormo e Rosso Fiorentino. Il primo fu un pittore eclettico, ispirato soprattutto da Michelangelo e dall'arte tedesca, di Durer, che qui è rappresentato nella sua celebre "Cena in Emmaus" del 1525. Mentre l'anticonformista Rosso Fiorentino spicca con la piccola pala della "Madonna e Santi" detta "dello Spedalingo" e con la tela raffigurante "Mosè con le figlie di Ietro", tipico esempio di rottura con gli schemi tradizionali e ricerca di uno stile voluttuoso e dinamico delle figure. Seguono qui alcuni lavori dell'allievo del Pontormo, Agnolo Bronzino, inventore di una pittura raffinata e preziosa, adatta a interpretare le esigenze della corte fiorentina, come il "Compianto sul Cristo morto" e la" Sacra famiglia Panciatichi".
Sala 28 - di Tiziano e di Sebastiano del PiomboIn questa sala la pittura veneta dei primi del Cinquecento si manifesta nei capolavori del grande maestro veneto Tiziano. Tra le opere giovanili spiccano i ritratti del "Cavaliere di Malta", quelli dei "duchi di Urbino Francesco Maria della Rovere e Eleonora Gonzaga", fino al "Ritratto di Ludovico Beccardelli", nei quali è ancora presente la forte influenza di Giorgione. Ma il dipinto sicuramente più amato della Galleria è la celebre "Venere d'Urbino", una splendida tela in cui emerge tutta la sensualità della dea e la plasticità del colore e delle sue forme. All'arte veneziana di quest'epoca appartengono anche la "Morte di Adone" di Sebastiano del Piombo e la "Sacra Famiglia con san Giovannino e la Maddalena" di Palma il vecchio.
Sala 29 del Dosso e del ParmigianinoNella sala 29 fino alla 31 della Galleria si possono ammirare gli artisti emiliani e dell'Italia centrale della prima metà del '500. Infatti, una delle opere più famose è la "Madonna dal collo lungo" di Parmigianino, elegante e sinuosa nelle sue forme, ma anche misteriosa, poiché si tratta di un'opera rimasta incompiuta nella parte destra. Sempre dell'artista emiliano sono la "Madonna col bambino e santi" e la "Madonna di San Zaccaria", caratterizzata da uno sfondo di monumenti romani. Altri lavori significativi sono quelli del pittore di corte ferrarese Dosso Dossi, con la sua "Apparizione della Vergine ai santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista", il "Riposo della Sacra Famiglia in Egitto" di evocazione giorgionesca e uno strano dipinto chiamato la "Stregoneria" o "Allegoria di Ercole" di iconografia ancora incerta.
Sala 30 - Gabinetto degli Emiliani del CinquecentoAnche in questa sala sono raccolti i lavori degli artisti emiliani del Cinquecento, come quelli qui esposti di Ludovico Mazzolino, con la "Madonna col Bambino e santi" o la "Strage degli innocenti", e quelli di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, autore di tre tele: "l'Adorazione dei pastori", "l'Annunciazione" e "San Girolamo".
Sala 31 del VeroneseQui si trovano i dipinti del grande maestro veneto Paolo Caliari, detto Veronese, attivo nella seconda metà del Cinquecento. Alcuni di questi manifestano a pieno i caratteri della sua pittura e il suo stile inconfondibile, come nella “Sacra Famiglia con Santi” che infonde un’atmosfera intima, o nella “Veste della Santa Barbara” opera ricca di colore.
Sala 32 del Bassano e di TintorettoQuesta sala è dedicata alla pittura veneziana del tardo Cinquecento, guidata essenzialmente da Jacopo Bassano e Tintoretto. Infatti si possono ammirare i ritratti a temi sacri e mitologici di quest’ultimo, come la celebre “Leda”, posta accanto al dipinto dei “Santi Giovanni Evangelista e Francesco” dello spagnolo El Greco, profondamente influenzato dal Tintoretto. Nella sala sono presenti anche il “Ritratto a Francesco Maria II della Rovere”, il “Noli me tangere” e la corale “Madonna del Popolo” di Federico Barocci. |
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