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Firenze, Galleria PalatinaLa prima parte della guida alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti è disponibile nella pagina Galleria Palatina Cappella delle reliquieLa cappella fu la principale del Palazzo prima della consacrazione della neoclassica Cappella Palatina, nel 1785. Ancora oggi, quella delle reliquie, rappresenta la più importante tra le numerose sparse negli appartamenti granducali.
Dalla metà del 1600, fino alla fine del 1700, qui si conservavano i reliquiari di uso non privato dei membri della famiglia regnante. Fu costruita da Alfonso Parigi nel 1565, ristrutturata per la Granduchessa Maria Maddalena d’Austria e decorata con affreschi delle “Storie di Maria e di Maddalena”, eseguiti da Michelangelo Cinganelli. Gli stucchi alle pareti e gli armadi delle reliquie furono rinnovati nel 1712, ma negli sportelli di questi ultimi, furono inseriti dipinti sull’”Annunciazione”, di Fabrizio Boschi, sull’”Assunzione della Maddalena e San Francesco d’Assisi” di Matteo Rosselli, sui “Santi Cosma e Damiano”, di Giovanni Bilivert e sul “Battesimo di Cristo”, di Filippo Tarchiani. Il dipinto di Battistello Caracciolo, attualmente sull’altare, ha sostituito la pala originale con la “Madonna col Bambino”, andata perduta. Sala di ErcoleAnticamente questa sala chiamata, “Salotto della Guardia tedesca”, faceva parte dell’appartamento della granduchessa. Poi, nel 1800 per volontà dei Borbone e dei Lorena, i suoi ambienti furono ridecorati da pittori neoclassici e la sala venne trasformata dell’architetto Giuseppe Cacialli, in un elegante salone da ricevimento. La decorazione pittorica fu eseguita da Pietro Benvenuti, che nei cinque riquadri e nei dieci chiaroscuri delle pareti, raffigurò elegantemente “le Storie e le fatiche di Ercole”. Questo ambiente, che oggi rappresenta uno tra i luoghi più importanti della cultura artistica fiorentina dell’Ottocento, appartiene a quell’ala del Palazzo chiamata ‘quartiere del Volterrano’.
Sala dell’AuroraRappresentava in epoca medicea, la “Camera del portiere”, poi anch’essa profondamente modificata all’inizio dell’Ottocento, per volere dei Borbone e dei Lorena, con una nuova decorazione realizzata da pittori neoclassici. Questa sala è stata dipinta nella prima metà dell’800, da Gaspero Martellini che vi ha raffigurato appunto, l’”Aurora circondata dalle Arti, dal Tempo e da un busto del granduca Ferdinando III di Lorena”. Oggi, quest’ala del Palazzo è chiamata ‘quartiere del Volterrano’.
Sala di BereniceAttualmente questa sala appartiene alla zona del Palazzo chiamata ‘quartiere del Volterrano’, ma anticamente era definita “Anticamera de’ Gentiluomini” ed era la stanza dove dormiva il cameriere segreto del cardinale Giovan Carlo. Sotto i Borbone e i Lorena venne completamente ristrutturata con decori neoclassici e nel 1820 Giuseppe Bezzuoli vi raffigurò al centro, “Tito che abbandona Berenice” (da cui ha preso il nome la sala), e le “Virtù Cardinali” (Temperanza, Giustizia, Fortezza e Prudenza), nelle lunette. Sala di PsicheIn epoca medicea, all’interno di questa sala, si trovava il cosiddetto ‘Camerino dell’Inverno’, la parte di una stanza abitata anche dal Cardinale Giovan Carlo. Agli inizi dell’800, per volontà dei Borbone e dei Lorena, venne modificata con nuovi dipinti e decori di artisti neoclassici: la volta, che raffigura “Psiche trasportata da Amore nell’Olimpo”, fu dipinta da Giuseppe Collignon. Oggi l’ala del Palazzo in cui si trova la sala di Psiche, appartiene al ‘quartiere del Volterrano’ ed è dedicata interamente all'opera del pittore napoletano Salvator Rosa che soggiornò per alcuni anni a Firenze a servizio dei Medici. Infatti, sono esposte le sue dodici opere delle collezioni medicee o lorenesi, fra cui le più importanti: la “Selva dei filosofi' e la “Battaglia fra turchi e cristiani”.
Sala della MusicaLa sala della Musica dalla decorazione spiccatamente neoclassica, è detta anche “dei Tamburi” per via della curiosa forma cilindrica dei suoi mobili. Essa ha subìto nei secoli diverse modifiche e rinnovi da parte dei regnanti del periodo. Con l’arrivo dei Savoia e l’Unità d’Italia, alla decorazione fu aggiunta la bandiera italiana e l’Austria fu trasformata in Italia. Galleria o Sala del PoccettiIl nome di questa sala deriva da Bernardino Poccetti che, si dice, la affrescò quando era una loggia aperta. Ma in realtà sebbene porti il suo nome, la decorazione pittorica e a stucco che copre la volta a botte, fu progettata dal suo allievo Michelangelo Cinganelli. Nella volta suddivisa a riquadri, sono rappresentate le “figure allegoriche della Fede, della Giustizia e della Fortezza”. |
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