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Firenze, Galleria Palatina

 

La prima e seconda parte della guida alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti sono disponibili nella pagina Galleria Palatina e Galleria Palatina 2

 

Sala di Prometeo

In epoca medicea la sala era utilizzata per le riunioni del Consiglio del Granducato, mentre sotto il dominio francese, si progettò di trasformarla in un nuovo appartamento privato in stile neoclassico. La decorazione della sala, realizzata dal pittore senese Giuseppe Collignon, raffigura

“Prometeo (da cui la sala prende in nome), intento a rapire il fuoco divino, protetto da Minerva e preceduto dalla quadriga di Apollo”. Il fregio sottostante presenta “storie di Prometeo”, mentre agli angoli sono raffigurate “le quattro Stagioni”. Con la creazione della nuova Galleria Palatina nella sala di Prometeo furono collocati i dipinti più antichi della raccolta e, in particolare, i dodici dipinti di “tondi” della tradizione rinascimentale fiorentina, come il “Tondo Bartolini” di Filippo Lippi, la “Sacra famiglia” di Luca Signorelli o il “Tondo Beccafumi”.


Corridoio delle Colonne

L’allestimento attuale di questo ambiente è dedicato alla pittura fiamminga ed olandese dei secoli XVII e XVIII, collezionata dalle corti europee e fu realizzato nel 1912.


Sala della Giustizia

Questa sala attraversò nei secoli diverse trasformazioni: da zona di servizio in epoca medicea, a parte dell’appartamento della figlia del granduca in età lorenese, fino al ‘salon de famille’ in epoca napoleonica. Solo dopo il ritorno a Palazzo Pitti del granduca Ferdinando III, la sala diventò un ampliamento della Galleria Palatina e il suo soffitto fu decorato dall’artista Antonio Fedi, con “l’allegoria della Giustizia”, da cui prende il nome. Questa sala è dedicata prevalentemente alla pittura veneta del Cinquecento, come dimostra il celebre “Ritratto del Mosti” di Tiziano o il “Ritratto di gentiluomo” di Paolo Veronese.


Sala di Flora

Dopo una serie di modifiche, quest’ambiente fu progettato per essere, nel periodo napoleonico, un’ampia sala da pranzo, che comprendeva la successiva ‘Sala dei putti’. Successivamente, quando il granduca Ferdinando III ritornò al Palazzo, la zona fu destinata ad ospitare un ampliamento della Galleria Palatina e il suo soffitto decorato da Antonio Marini

con “l’allegoria di Flora”. La sala è dedicata prevalentemente alla pittura della scuola fiorentina del Cinquecento, fra le cui opere dominano le due “Storie di Giuseppe” di Andrea del Sarto.


Sala dei Putti

La sala dei Putti, fu quella che, in epoca napoleonica, venne unita alla sala di Flora per costituire una grande stanza da pranzo. Ma dopo il ritorno nel 1814 del granduca Ferdinando III di Lorena, i due ambienti furono separati e questa sala fu destinata ad ospitare prevalentemente dipinti fiamminghi e olandesi del Seicento. Al centro del soffitto sono

raffigurati “tre putti in volo”, da cui prendono il nome la sala, opera dell’artista Antonio Marini del 1830. Ma nella sala dei Putti sono raccolte anche opere olandesi e fiamminghe, come “Le tre grazie” di Rubens, realizzata su tavola usando solo la tecnica del chiaroscuro.


Sala di Ulisse

In epoca medicea la Sala di Ulisse era la camera da letto del Granduca, che entrò a far parte della Galleria Palatina, solo dopo il periodo napoleonico. In seguito all’esilio, il granduca Ferdinando III d’Asburgo-Lorena affidò a Gasparo Martellini i dipinti del soffitto raffiguranti “il ritorno di Ulisse a Itaca”.

Nel fregio sottostante sono invece riportati “la Fedeltà, la Fortezza, Ercole e Apollo”, che rappresentano iconograficamente il rientro del sovrano nella sua sede legittima. Ma in questa sala spicca anche un’opera di Raffaello di notevole valore, la “Madonna dell'Impannata” del 1514.


Sala dell’Educazione di Giove

Anche questa sala, come le altre che in tempo mediceo erano state l’Appartamento del Granduca, fu destinata successivamente alla Galleria Palatina. Le pitture della volta furono affidate nel 1819 a Luigi Catani, che vi raffigurò “Giove fanciullo sottratto al padre Kronos”, intento a divorare tutti i suoi figli perché secondo l’oracolo l’avrebbero spodestato.

Si vede Giove bambino, nascosto dalla madre Rea, poi allevato dalla ninfa Adrastéa e allattato dalla capra Amaltéa e il gruppo di Coribanti che suona i cembali per coprirne i vagiti. Negli esagoni, sono raffigurati “Cibele, Nettuno e Anfitrite, Giunone e Marte”.


Sala della Stufa

La “stufa” era la sala da bagno privata del Granduca, adiacente alla sua camera da letto. Le sue decorazioni avvennero in due tempi: tra il 1620-1630 Michelangelo Cinganelli, Matteo Rosselli e Ottavio Vannini dipinsero la volta e le

lunette con le immagini dei “grandi re dell’antichità”, mentre gli stucchi sono opera di Antonio Novelli e Sebastiano Pettirossi. Invece la straordinaria decorazione delle pareti venne affidata a Pietro da Cortona, che raffigurò le “quattro età dell’uomo”, opere fondamentali poiché diedero a Firenze il nuovo impulso barocco.

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