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Firenze, Galleria Palatina

 

La prima e seconda parte della guida alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti sono disponibili nella pagina Galleria Palatina, Galleria Palatina 2 e Galleria Palatina 3


Atrio dello Scalone Del Moro

Nel 1892, per volontà dei Savoia, Luigi Del Moro progettò l’attuale scalone monumentale in stile neo-rinascimentale. Al centro dell’atrio venne posta la grande fontana in marmo proveniente dalla Villa medicea di Castello, uno degli esempi più importanti del primo Rinascimento fiorentino, che oggi è attribuita ad Antonio Rossellino e a Benedetto da Maiano.


Sala della Tazza

A partire dal 1849, la sala della Tazza servì da accesso alla Galleria Palatina, quando ai visitatori non fu più consentito di entrare dal portone centrale del Palazzo. All’inizio del Novecento nella sala furono collocate la monumentale “tazza” di porfido che dà il nome all’ambiente, forse risalente al II secolo d.C, e le due colonne in porfido di età imperiale, che ornano la parete di fondo e furono acquisite da Francesco I de’ Medici. Proprio in epoca medicea, la sala era destinata al gioco del ‘Trucco’ (una specie di biliardo), ma nel 1689 il granduca Cosimo III la fece decorare con quattro grandissimi dipinti di Giuseppe Nicola Nasini, che raffiguravano i “Novissimi”, cioè i quattro momenti ultimi della vita: “la Morte, il Giudizio, l’Inferno e il Paradiso”.

 

Sala di Saturno

Ai tempi dei Medici questa era la sala destinata all’udienza del Granduca, poi nella seconda metà del 600, Ciro Ferri fu chiamato a dipingere la volta, con una decorazione che conclude il “ciclo celebrativo della Famiglia Medici”. Viene raffigurato il Principe mediceo ormai vecchio, accompagnato dalla Prudenza e dal Valore, che riceve la corona dalla Fama e dall’Eternità. Nella sala di Saturno è collocata la più importante collezione di opere di Raffaello: la “Madonna del Granduca” del 1506, i “Ritratti di Agnolo e Maddalena Doni”, l'incompiuta

“Madonna del Baldacchino” del 1507 e le opere più mature come il “Ritratto di Tommaso Inghirami” o la famosissima “Madonna della Seggiola”. Altre opere importanti nella sala sono il “Compianto sul Cristo morto” di Pietro Perugino e due

dipinti di Andrea del Sarto: “la Disputa sulla Trinità” e “l'Annunciazione”.


Sala di Giove

La sala di Giove si chiama così per l’affresco della volta compiuto dal Cortona intorno al 1642: Giove incorona il giovane principe a cui Ercole ha dato la clava, suo attributo principale e simbolo del potere. La decorazione continua nei due bassorilievi di stucco, in cui sono raffigurate la “Caduta di Fetonte” e la “Caduta dei Giganti”. Si tratta di una delle più belle sale del palazzo, in origine destinata al trono del granduca.. Le sue pareti sono decorate da autentici capolavori, come la “Velata” di Raffaello e le “Tre età dell'uomo” di Giorgione, e si conservano anche le tele della scuola toscana del primo Cinquecento, come il “Compianto sul Cristo morto” di Fra Bartolomeo", e la cosiddetta “Tavola delle Tre Parche”, in passato attribuita a Michelangelo.


Sala di Marte

Al tempo dei Medici la sala di Marte, era usata dai ciambellani che introducevano i nobili al cospetto del Granduca. La sua volta affrescata da Pietro da Cortona, raffigurava la “conquista del potere del principe attraverso la sconfitta dei nemici”. Sull’altro lato il principe sconfigge nel combattimento il nemico, grazie all’aiuto di Marte, da cui prende il nome la sala. In questo ambiente sono collocati anche due capolavori di Rubens: “Le conseguenze della guerra” e “I quattro filosofi”.

Oltre a questi una serie di ritratti, come quelli del “Cardinale Bentivoglio” di Van Dyck, “Il Ritratto di Ippolito de' Medici” di Tiziano e “Il Ritratto di Luigi Corsaro” realizzato da Tintoretto.


Sala di Apollo

Questa sala, che in epoca medicea, era l’anticamera per la ‘nobiltà ordinaria’ in attesa di essere ricevuta dal Granduca, fu decorata da Pietro da Cortona che nel 1647 dipinse le figure principali dell’affresco al centro della volta. Domina la sala la grande pala con la “Sacra Conversazione” di Rosso Fiorentino, il più importante artista fiorentino del primo manierismo. Inoltre, qui si trovano anche due opere di Tiziano: il “Giovane inglese o Uomo dagli occhi glauchi” e la famosa “Maddalena” e altri importanti dipinti della scuola veneziana, come il “Ritratto di Vincenzo Zeno” di Tintoretto, la “Ninfa e il satiro” di Dosso Dossi.


Sala di Venere

Nella sala di Venere sono conservati anche due dipinti dei paesaggi di Rubens, maestro ideale di Pietro da Cortona, come il “ritorno dei contadini dal campo” e “Ulisse nell'isola dei Feaci”. Ma all’interno di questa sala si trova anche la famosa “Venere italica” di Antonio Canova e i quattro i capolavori di Tiziano: “Il concerto”, opera giovanile, “Il Ritratto di Giulio II”, “La Bella”, dipinto per il duca di Urbino e “Il Ritratto di Pietro Aretino”, molto celebre per i suoi colori ricchi e contrastanti.


Sala dell'Iliade

Questa sala è decorata in stile neoclassico, con ornamenti appartenenti a Luigi Sabatelli. Anche qui è conservata un'altra celebre opera di Raffaello, “La gravida” del 1506 che risente dell’influsso fiammingo. Sono inoltre esposte due opere di Andrea del Sarto, come “l'Assunta Passerini” e “l'Assunta Panciatichi” appartenenti al periodo più monumentale dell'artista fiorentino.


Ultime sale

L'esposizione delle sale termina nel Vestibolo, dal quale si può vedere il Bagno di Maria Luisa de' Medici, l'ultima discendente della famiglia regnante che donò tutte le collezioni di famiglia alla città di Firenze. Alla fine si trova la Sala della Fama in cui si conservano opere di artisti fiamminghi olandesi.

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