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Venezia, isola di MuranoL'isola del vetroCon un decreto del 1295 la Serenissima Repubblica di Venezia sancì il trasferimento di tutte le fornace per la lavorazione del vetro sull'isola di Murano. Il decreto si rese necessario a causa del pericolo di incendi che questi impianti costituivano. Le costruzioni dell'epoca erano interamente in legno, ed è facile immaginare i danni che gli incendi di edifici così grandi potessero causare. L'idea di concentrare sull'isola tutte le attività vetrarie fu anche il tentativo da parte della Repubblica di controllare ed evitare la diffusioni di informazioni relative alle principali tecniche di manipolazione del vetro. I vetrai erano costretti a vivere sull'isola e potevano lasciare Venezia solo in seguito ad uno speciale permesso. L'intera attività era sotto il controllo diretto della Serenissima. Nonostante il controllo censorio della Repubblica molti Maestri riuscirono a scappare, portando la loro arte in tutto il mondo
Il Museo del Vetro di MuranoIl Museo Vetraio di di Murano, ospitato nell'antico Palazzo dei Vescovi di Torcello, il Palazzo Giustinian, fu fondato al superamento della più grande crisi del settore che Venezia abbia mai conosciuto. L'inizio della produzione di cristalli Swarovski, la caduta della Repubblica e gli anni di dominazioni straniera costituirono un freno per l'arte e il mercato del vetro. Superato il periodo di crisi, l'allora sindaco di Murano Antonio Colleoni e il cultore di arte vetraria, l'abate Zanetti riuscirono a far approvare la fondazione di un archivio riguardante tutti i documenti reperibili sulla storia dell'isola. In poco tempo l'archivio si trasformò in Museo grazie alla grande quantità di donazioni da parte dei titolari delle fornaci che dalla seconda metà dell'Ottocento ripresero a lavorare ad altissimi livelli. In seguito all'annessione dell'isola a Venezia, avvenuta nel 1923, il Museo entrò a far parte dei Musei Civici Veneziani e, successivamente, fu aggiunta anche una sezione archeologica, i cui esemplari più belli provengono dalla necropoli di Enona (Zara). L'arricchimento del Museo procede anche oggi, attraverso l'acquisto di opere e la donazione da parte dei Maestri che va ad ingrandire sempre più la raccolta contemporanea.
Informazioni per la visita del Museo del VetroOrario di apertura: dal 22 marzo al 2 novembre 10-18 (biglietteria 10 - 17.30) dal 3 novembre al 21 marzo 10-17 (biglietteria 10 - 16.30) Chiuso Mercoledì e 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio Costo del biglietto singolo: intero euro 5,50 Ridotto euro 3,00
L'arte vetraia di MuranoDatare l'inizio dell'arte vetraia sull'isola è abbastanza difficile. Ma è certo che dal 1200 i maestri vetrai si sono dati un "codice di comportamento" da tenere per tutti quelli che appartenevano alla corporazione. Il documento venne poi ripreso nel 1441 e scritto in volgare con il titolo di "Mariegola dell'Arte dei verieri de Muran". All'interno di questo documento venivano date indicazioni per la disciplina di tutte le fasi dell'attività, dalla produzione alla vendita, dal pagamento delle tasse ai rapporti tra i vari membri.
Il Faro di MuranoNonostante la sua posizione interna rispetto al mare, la bella costruzione in marmo d'Istria, grazie ad un sontuoso gioco di specchi, riesce a proiettare la sua luce proprio al centro della Bocca di Porto del Lido ed è un aiuto importante per le imbarcazioni che rientrano la notte. Sin dal medioevo il faro ha avuto il compito di illuminare la laguna, utilizzando sempre un complesso gioco di specchi per potenziare al meglio il fascio di luce che, allora, era generato da fuochi accesi in cima al faro, che non era in marmo, bensì di legno.
Le Chiese di MuranoMurano contava ben 18 tra Chiese, conventi e monasteri prima dell'avvento di Napoleone Bonaparte sull'isola. Dopo il passaggio dell'Imperatore ne restarono soltanto tre, le altre furono distrutte e saccheggiate ed oggi è possibile vederne ancora i resti. La Chiesa di Santa Maria Degli Angeli è una delle costruzioni sfuggita all'opera di distruzione di Napoleone. Costruita sull'omonimo Canale è stata costruita in seguito alla donazione della patrizia Ginevra Gradenigo, di un terreno alla badessa Boncio per costruire un Chiesa dedicata alla Madonna. Affiancata da un Campanile della metà del Cinquecento alto circa trenta metri, la struttura fu abbandonata per un lungo periodo, dopodichè una parte di essa fu adibita a lazzaretto per ospitare le famiglie più povere. La seconda Chiesa rimasta funzionante è la Basilica dei Santi Maria e Donato. Originariamente dedicata alla vergine, fu affiancato il nome di san Donato quando, nel 1125 vi furono portate le spoglie mortali del santo, in seguito alla conquista di Cefalonia. I restauri ne hanno alterato sensibilmente il disegno iniziale ma hanno dato origine ad un abside molto particolare, rivolto verso le fondamenta. Molto importante è il pavimento musivo, con la stessa trama di quello della Basilica di San Marco e, probabilmente contempo. La Terza Chiesa risparmiata dalla distruzione quella dedicata a San Pietro Martire. Già distrutta da un incendio che la rase quasi al suolo, fu interamente ricostruita nel 1551 e dedicata all'apostolo fondatore della Chiesa di Roma. Qui sono conservate molte delle opere sottratte dalle altre Chiese per sottrarle alla razzia di Napoleone. I lampadari in vetro con le famose "mandole" sono tra gli oggetti più rilevanti della Chiesa, così come come i quadri "Il doge Barbarigo presentato alla Vergine e al Putto" e l'"Assunzione della Vergine e Santi" Da vedere anche il monumento funebre dedicato al Cancellier Grande della Repubblica di Venezia Giovan Battista Ballarin. |
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